giovedì 17 ottobre 2013

L'Osservatore Romano
L’attuazione della costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum concilium, datata 4 dicembre 1963, alla base della riforma liturgica adottata dalla Chiesa cattolica, presenta un bilancio largamente positivo ma bisogna riconoscere che resta ancora molto da fare per consentire ai fedeli di entrare veramente nel mistero eucaristico.
L’atto del concilio Vaticano II i cui frutti sono più visibili deve ancora essere accompagnato da una catechesi solida dei sacramenti. Questo, in estrema sintesi, il pensiero del cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, espresso nei giorni scorsi — riferisce l’agenzia Kipa/Apic — a un congresso svoltosi a Friburgo per celebrare il cinquantesimo anniversario della Sacrosanctum concilium e della fondazione dell’Istituto liturgico della Svizzera.
La costituzione sulla sacra liturgia non fu solo il primo documento a essere promulgato dal Vaticano II (al termine della seconda sessione) ma espresse anche la volontà dei padri conciliari di una riforma della Chiesa nel suo insieme. Molte decisioni al riguardo sono state prese a livello di Chiesa universale ma la loro messa in opera si è compiuta nelle parrocchie. Il congresso di Friburgo, in particolare, ha affrontato nel dettaglio la sua applicazione nelle diocesi svizzere.
«La Chiesa cattolica non è un museo di archeologia. Essa è l’antica fontana del villaggio che dà l’acqua alle generazioni di oggi, come la diede a quelle del passato», disse Giovanni XXIII in un’omelia datata 13 novembre 1960. E a quelle parole ha fatto riferimento il cardinale Kasper quando ha parlato di liturgia non come luogo di spettacolo ma come sorgente a cui abbeverarsi. Non è un caso se la costituzione Sacrosanctum concilium è stata la prima in ordine cronologico, essendo la liturgia la prima in importanza come fonte e apogeo della vita della Chiesa. La Chiesa vive di eucaristia, ha ricordato citando l’ultima enciclica di Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia. Gli elementi più visibili della riforma della liturgia cattolica sono stati l’adozione di una lingua comune, la semplificazione dei riti, la celebrazione rivolta al popolo, l’abbandono di un certo decoro, ma — ha precisato il porporato — fra le priorità non c’erano né i riti né la lingua ma quella di rendere il mistero di Cristo nella sua Chiesa in una comprensione nuova. In tal senso, la Sacrosanctum concilium impostò la direzione per tutto il seguito del Vaticano II.
Bisognava “democratizzare” la liturgia. Da qui l’idea fondamentale della partecipazione dei fedeli, non più spettatori ma attori, non più oggetti ma soggetti. Ciò non significa tuttavia una condivisione dei compiti più o meno equa ma la partecipazione di tutti alla comunità eucaristica, in un dialogo fra il sacerdote, che agisce in nome di Cristo, e i presenti. L’uso della lingua comune permetteva ai fedeli di comprendere il sacramento. Purtroppo, l’imposizione rapida, a volte brutale della riforma liturgica è stata spesso effettuata senza una solida catechesi dei sacramenti, ha osservato Kasper, secondo quanto riportato dalla kipa/apic. Il rinnovamento auspicato su questo punto, senza il quale la liturgia rischia di cadere nel ritualismo oppure nella banalità, non ha avuto luogo. E ciò resta un compito per il futuro. A esempio, il senso profondo dell’eucaristia come celebrazione della Pasqua, della passione e della risurrezione di Cristo non è stato sviluppato abbastanza, rimanendo troppo spesso alle nozioni di sacrificio o di cena, senza mettere innanzi l’aspetto pasquale.
Ma c’è anche l’aspetto pastorale della liturgia. Per il presidente emerito del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, essa costruisce il popolo di Dio. Su un piano sociale, la liturgia è legata in maniera particolare alla domenica, il giorno del Signore. Il senso della domenica come primo giorno della settimana supera il suo carattere religioso, è un tempo per Dio ma anche per gli altri, la risposta dei cristiani alla società totalitaria dominata dal consumismo, la libertà donata da Cristo.
L'Osservatore Romano, 18 ottobre 2013.